Fun Facts

Classical:NEXT 2017 by Francesco Fusaro

Have you ever been to Rotterdam? Definitely less charming than Amsterdam, it has its own way to be interesting, particularly if you are into contemporary architecture and music. Think of Classical:NEXT, for instance: it's probably the biggest classical music conference at the moment, with tonnes of music industry representatives and artists coming together to discuss what's next (sorry) for the music we champion here at 19'40''. There was a wealth of interesting panels on music streaming services, the death of music journalism (RIP), the classical independent scene (hello!) and the so-called Neoclassical ("Bright new hope or load of kitschy crap?" was the interesting question there). And guess what, they had a decent array of performances, too! While we will admit the level of those wasn't as thrilling as that of the past edition, some of them are definitely worth a mention. Unfortunately, we weren't able to find the videos of original performances, except for Colombian trio Trip Trip Trip, so you'll have to vicariously enjoy them through some other stuff we managed to find online.

From crazy experiments by electric guitar quartet Zwerm to Breath & Hammer's (aka David Krakauer & Kathleen Tagg) blend of klezmer, bossa nova and avant-garde, through the aforementioned Trip Trip Trip, here's the best of Classical:NEXT 2017, according to 19'40''.

Mai visitato Rotterdam? Sicuramente meno affascinante di Amsterdam, sa essere a suo modo interessante, soprattutto se ti piace l'architettura contemporanea e la musica. Prendiamo ad esempio Classical:NEXT: si tratta probabilmente del più grande convegno di musica classica al momento, con un gran numero di rappresentanti dell'industria musicale e artisti provenienti da tutti i continenti, riuniti a discutere del futuro del repertorio che sponsorizziamo caldamente qui a 19'40''. C'erano un po' di conferenza interessanti sui servizi di streaming, la morte del giornalismo musicale (RIP), la scena classica indipendente (ciao!) e il cosiddetto genere Neoclassical ("Nuova speranza o ciarpame kitsch?" era l'interessante domanda del dibattito). E indovina un po', c'erano anche diverse performance da vedere in tutto questo! Sebbene il livello non fosse all'altezza dell'edizione precedente, alcune di esse vanno decisamente menzionate. Purtroppo non ci è stato possibile trovare i video originali dei concerti, a parte quello del trio colombiano Trip Trip Trip, perciò dovrai accontentarti di goderne indirettamente, grazie ad altro materiale che siamo riusciti a trovare in rete.

Dai pazzi esperimenti del quartetto di chitarre elettriche Zwerm al mescolamento di klezmer, bossa nova e avanguardia del duo Beath & Hammer (ovvero David Krakauer & Kathleen Tagg), passando per il già citato Trip Trip Trip, eccoti il meglio di Classical:NEXT 2017, secondo 19'40''.

Dionyso knocking on Olympia's doors by Francesco Fusaro

You may find the title a bit too refined, but it is absolutely consistent with reality. Arrington de Dionyso is based in Olympia, Washington, where he was born in 1974 (or should it be 1975?). For those not familiar with him, he is best known as a multi-instrumentalist with some seriously dazzling ideas: his output brings together the sounds of post-punk and no wave, of Indonesian chants and funk, of hip-hop and figurative painting, and also includes conceptual art, trance and a deep study of many other ethnic idioms.

In the following video, you can watch him by the Deschutes river, performing an improvisation on the (fake?) soundtrack for the new Twin Peaks. He once said: "Bass clarinet is not a musical instrument, it's a religion". His music projects include Old Time Relijun, Malaikat dan Singa, This Saxophone Kills Fascists, and many more... Start digging this Western mystic's output right now!

Titolo troppo aulico? Eppure è assolutamente vero: Arrington De Dionyso è nato nel 1974 (o 1975?) ad Olympia, Washington e lì vive con il suo enorme carico di storia artistica. Per chi non lo conoscesse è un improvvisatore polistrumentista dalle idee folgoranti, mutuate da un'infinità di stimoli che vanno dal post-punk alla no wave, dalla vocalità indonesiana all'immaginario apocalittico, dal funk all'hip-hop, dalle forme d'arte pittoriche a quelle concettuali, dalla trance allo studio meticoloso dei linguaggi etnici tra i più disparati.

Nel video qui sopra lo troviamo sulle rive del fiume Deschutes mentre si cimenta con l'esecuzione di un brano improvvisato e tratto (per finta o per davvero?) dalla nuova colonna sonora del nuovo Twin Peaks. A proposito del clarinetto basso una volta disse: "non è uno strumento, è una religione". Ecco alcune altre sue entità musicali: Old Time Relijun, Malaikat dan Singa, This Saxophone Kills Fascists...Il resto delle incarnazioni (e ce n'è di tutti i tipi) di questo profondo mistico d'occidente, lo lasciamo al vostro desiderio di scoperta...

The Perfect Ping by Francesco Fusaro

Do you remember that famous Monty Python's sketch, The Miracle of Birth, out of that romp that is The Meaning of Life? A pregnant lady, lying in the delivery room, surrounded by a stack of doctors, nurses and expensive machinery, including "the machine that goes ping"? Well, it turns out that figuring what a "ping" needs to do inspired a couple of brilliant people to write what has been dubbed "the world's ugliest music", i.e. music without repetition at all.

OK, you have probably been frowning like William Blake's night since the beginning of this post, so let's clear this mess up, shall we? In the 60s, electrical engineer John Costas was trying to solve the problem of poor performance of sonar systems. The "ping" used at the time wasn't particularly informative, so Costas got in touch with mathematician Solomon Golomb to solve the problem. This is how the two got into creating a sequence of notes that avoid repetition. At all. Weird enough, so click below to listen to Scott Rickard unjumbling the whole thing and introducing the premiere of "the world's ugliest music". (Spoiler alert: that music might not be particularly ugly to you!)

Ti ricordi quel famoso sketch dei Monty Python, The Miracle of Birth, tratto da quell'ottovolante che è il loro film The Meaning of Life? La donna partoriente, stesa in sala parto e circondata da un'ammasso di dottori, infermiere e strani aggeggi, fra i quali «la macchina che fa ping»? Beh, a quanto pare la ricerca intorno a come un tal suono ("ping") debba esattamente comportarsi avrebbe spinto due menti eccelse a produrre «la musica più brutta del mondo», ovvero musica senza alcuna ripetizione.

OK, la tua espressione accigliata ci dice che è il caso di fare un attimo di chiarezza, che dici? Allora: negli anni Sessanta l'ingegnere elettrico John Costas stava cercando di risolvere il problema della scarsa resa dei sonar impiegati all'epoca. Il tipico "ping" usato non era infatti in grado di fornire informazioni accurate, così il buon Costas si mise in contatto con il matematico Solomon Golomb per dirimere la questione. In questo modo i due finirono per creare una sequenza di note che evita qualsiasi ripetizione. Piuttosto bizzarra come cosa, infatti lascia che Scott Rickard qui sopra ti spieghi per benino il tutto, prima di introdurti alla première della «musica più brutta del mondo». (Spoiler alert: potresti anche trovare quella musica davvero non così brutta!)  

Kinky Wolfgang by Francesco Fusaro

One of the most enduring stereotypes about classical music is its detachment from the miseries of life. It is a repertoire linked with refined manners, ultimate erudition and some kind of mysticism: or so the story goes. Luckily enough, this is not always the case, and there is nothing like Mozart's music to prove our point.

We probably need to thank Czech director Miloš Forman for a different take on the life and music of Amadé. Before his Amadeus, the Austrian music prodigy was the quintessential antiquated composer: someone you had to study, rather than you enjoyed studying in your academic years. With all its exaggerations and historical inaccuracies, Forman's film unearthed the witty and exhilarating Mozart, and his kinky canons are a good example of the light-hearted (and sometimes caustic) side of his personality. 

Let's take Difficile lectu as an example. The text reads Difficile lectu mihi mars et jonicu difficile, which doesn't make any sense in Latin. In fact, the phrase comprises two bilingual puns: lectu mihi mars, which would sound as leck du mi im Arsch ('lick my arse'), if sung with a Bavarian German accent (Bavarian tenor-baritone Johann Nepomuk Peyerl was probably the lead singer of the first performance of this piece); and jonicu, a word that turns into its cheeky Italian cousin cojuni ('balls, testicles'), if sung repeatedly. 

It's actually a pretty enjoyable canon, so feel free to drop it at your next party and giggle by yourself like a creep.

Uno stereotipo piuttosto difficile da estirpare è quello che vuole la musica classica distante dalle miserie del quotidiano. Modi raffinati, vasta erudizione e una sorta di misticismo sono le caratteristiche associate al repertorio e a chi lo frequenta, giusto? Per fortuna non è esattamente il caso, e la musica di Mozart ci può facilmente aiutare a smontare il mito.

Dobbiamo probabilmente ringraziare il regista ceco Miloš Forman per aver cambiato idea su Amadé. Prima di quel successone che è stato Amadeus, infatti, l'enfant prodige austriaco era considerato la quintessenza della noia accademica: roba che ti toccava studiare, non che ti divertivi a studiare, durante la tua formazione musicale. Nonostante le sue inaccuratezze storiche ed esagerazioni, il film di Forman ha avuto il pregio di portare alla luce il Mozart acuto ed esuberante; i canoni 'osceni' di Amadé sonon a tutti gli effetti un ottimo esempio del lato leggero e persino caustico della sua personalità.

Prendiamo il caso di Difficile lectu. Il testo di questo breve canone recita Difficile lectu mihi mars et jonicu difficile, che in latino non vuol dire un granché... L'arcano è presto svelato: si tratta di un doppio gioco di parole basato sul tedesco e sull'italiano. La sequenza lectu mihi mars, infatti, suona come leck du mi im Arsch ('leccami il culo') se pronunciato con accento bavarese (Johann Nepomuk Peyerl, probabilmente uno dei cantanti della prima esecuzione del brano, era in effetti bavarese). La parola jonicu, invece, suona come il suo sboccato cugino italiano, se pronunciata ripetutamente (come in effetti accade nel canone).

Si tratta di un brano piuttosto piacevole, quindi ora sapete che cosa mettere al prossimo party in casa per ridervela da soli come dei viscidoni.

Introducing... David Kanaga by Francesco Fusaro

OK, we don't know much about David Kanaga, because the man seems to steer clear from the media. But we guess that his music speaks for itself (and on his behalf)...

Drawing inspiration from very different sources, from video game music to Russian classical repertoire, Kanaga is one of the most exciting (anti)classical music composers we have stepped into recently. Together with Ed Key, he is behind the design of Proteus, an exploration video game released in 2013. A perfect example of what sort of beautiful experiences you can have if you lose yourself in the world of independent video games, Proteus is very much about sound as it is about graphic design. No wonder that we ended up buying its (imaginary) soundtrack on Kanaga's own Bandcamp (and yes, we indulged in some more shopping, while we were at it).

We would definitely recommend having a listen to his version of Shostakovich's Second Piano Concerto, just to get a better sense of why we love Kanaga... Did anyone say De Gennaro's Hippos Epos?

Dunque, non è che si sappia molto di questo David Kanaga: a quanto pare, il nostro non è esattamente un amante dei media. Ma in questo caso è lecito dire che la sua musica parli per lui...

Ci sono parecchi riferimenti musicali nella sua musica, dai video giochi al repertorio classico russo, e questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di parlartene. Insieme a Ed Key, Kanaga ha prodotto nel 2013 un videogioco, Proteus, dove il suono è parte integrante della progettazione. Un esempio davvero efficace di quali meraviglie si possano incontrare quando ci si perde nel mondo dei videogiochi indipendenti. Non è un caso insomma se abbiamo deciso di acquistare la sua colonna sonora immaginaria direttamente sulla pagina Bandcamp di Kanaga (e sì, già che c'eravamo abbiamo fatto qualche ulteriore spesuccia).

Ti raccomandiamo caldamente di ascoltare la sua versione del Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Šostakovič, così puoi farti un'idea del perché ci piaccia così tanto. Qualcuno ha detto Hippos Epos di Sebastiano De Gennaro?