Louis Andriessen

Un certo gusto contemporaneo by Francesco Fusaro

Una contraddizione che balza all’occhio della musica contemporanea in Italia è la declinazione del senso del piacere, che molto ha di classico-romantico e poco di scientifico. Questo perché la scrittura musicale, nella sua versione “complessa”, si insegna negli istituti, nelle accademie e nei Conservatori, dove in tutte le aule risuonano le note dei compositori capisaldi. A conseguenza di ciò, malgrado si usi “polarizzare” i materiali e raggiungere il punto di interesse formale attraverso i “transitori d’attacco”, vige spesso una certa ossessiva ricerca melodica. E pure quella armonica.
Persistono indicazioni a piè di pentagramma come “espressivo” o “con fuoco”, e malgrado si usi mettere i metronomi come indicatori di velocità sopravvivono ancora l'“allegro” o l'“adagio”.  In classe di composizione si citava Brahms come esempio di gestione della scrittura pianistica, mentre Berio nominava continuamente Schubert (lo ha anche restaurato - vedi Rendering) e l'analisi è ancora concentrata sui francesi di fine ottocento e i tedeschi di fine Settecento. I modelli di studio restano quelli e il secolo Novecento assomiglia ad un diamante da baseball con le quattro basi dove ci si aggrappa per sfuggire alle palle: la prima scuola di Vienna, la seconda scuola di Vienna, i Ferienkurse di Darmstadt, i francesi all’IRCAM. In Italia, per quello che è stata la mia modesta esperienza di studio soprattutto alla fine degli anni novanta, è da qui che si passava. Del totale ostracismo verso la cultura anglofona e fiamminga non si parlava nemmeno: semplicemente era in atto. L’ipotesi di un concerto con un programma che comprendesse Helmut Lachenmann e Louis Andriessen era blasfema. Ricordo ancora quando suonavo nel defunto Ensemble Risognanze con i gagliardi Tito Ceccherini e Alfonso Alberti, ormai luminari del settore, programmi monolitici con solo compositori italiani, o solo compositori francesi e magari in mezzo una rielaborazione di un qualche classico. I programmi erano spesso tenuti insieme da una scelta monografica o da un’anniversario di morte/nascita/ricorrenza, il tutto motivato in una brochure formato A4 ripiegata, con note critiche. Il risultato era un impegno eccessivo per l’esecutore e un’indubbia fatica per gli ascoltatori – ancora ricordo un programma solo Gerard Grisey con “Vortex Temporum” I, II, III e “Talea”, per un totale di 60 minuti di grazioso
spettralismo. Il pubblico di certi contesti è una ristretta selezione di aficionados, assemblati con tempo e pazienza; la schiuma di una tazza di latte delle grandi masse di abbonati classicofili. Si tratta di gente che applaude sempre e comunque, e che non è determinante per la vita economica delle istituzioni della musica contemporanea, istituzioni che si reggono in piedi con fondi privati, sponsorship, sovvenzioni comunali, regionali od europee. Così il Divertimento Ensemble si può permettere di fare un concerto a base solo di Sciarrino: e ben venga! Ma ci si provi a confrontare quella musica giocando l’azzardo di portarla laddove il pubblico è candido, ignaro e (perché no?) disabituato?
Nella vita extra-istituzionale il plauso del pubblico non è garantito e la vita economica di un artista, nel bene e nel male, deve fare i conti con questo dato di fatto.
Nella restituzione di un’opera alla collettività (Romitelli si esprimerebbe così...) attraverso un impaginato di sala, credo che ci siano più parentele tra Niccolò Castiglioni e John Adams che tra Franco Donatoni e Franco Donatoni.
Con il titolo del programma Maximalist/Minimalist si potrebbe indicare un estremo politico, più che musicale: massimalista potrebbe essere la musica che tende ad un astratto "Erfurter programm" dell'ascolto e musica minimalista quella che si toglie di dosso il peso di molti parametri.
Semplicemente è una scatola sonora dove inserire cose estremamente diverse tra loro, cose che potrebbero anche non piacere agli stessi organizzatori, o agli stessi musicisti. Ma potrebbero assolvere al difficile compito di aiutare il pubblico a COMPRENDERE le cose nella loro diversità, nel senso etimologico di prendere “con”, assieme e non da soli.
La declinazione del senso del piacere dovrebbe essere al servizio del prossimo, legato a scelte prima di tutto narrative e non solo estetiche. O peggio: mono-identitarie.
Fare sentire della musica a della gente non significa né esprimere se stessi, né lasciare la gente da sola in balia delle compulsioni: significa, per un musicista, divenire medium e fornire strumenti d’ascolto.
Alla gente poco importa il pedigree dell’ensemble o la perfezione di un’esecuzione: prima di tutto, a loro serve la scoperta e la freschezza della proposta.
Mettere un brano di Fausto Romitelli a fianco ad uno di Arvo Pärt in un rock-club è un tentativo più scientifico di quanto la contemporanea italiana non possa immaginare.
Anche questo è utile per disperdere quella sensazione di essere ad un funerale, con gente vestita in nero, severa, rigida e lontana dalla realtà.

EG

 

Esecutori di Metallo su Carta, in prova su Professor Bad Trip: lesson I di F.Romitelli

Marcello Corti, direzione

Andrew Quinn, visual

Carlotta Raponi, flauto/Enrico Gabrielli, clarinetto/Yoko Morimyo, violino/Marco Scandura, viola/Matteo Vercelloni, violoncello/Alessandra Novaga, chitarra elettrica/Damiano Afrifa, pianoforte e tastiera/Sebastiano De Gennaro, percussioni/Matteo Lenzi, percussioni

 

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Il Picchio by Francesco Fusaro

Wow, it's that time already! Yep, time for more shameless self-promotion! We are about to release our third issue by Sebastiano De Gennaro, and we are so excited about it, we thought about sharing with you the (almost) ornithological introduction by our own Francesco Fusaro. If you haven't got yourself a subscription yet, you can still consider buying one directly from our shop. If you subscribe now, you will receive Il Picchio, Histoire du soldat and the next 1 to 4 releases, depending on the subscription of your choice. Now, over to Francesco:

Woodpeckers are the percussionists of birds. They do have their own calls and songs, but those funny flying creatures are definitely infamous for their drumming, which can be surprisingly loud. (Bet their winged neighbours don't get on with them) So the name of Sebastiano De Gennaro's own recording for 19'40'' should come as no surprise, given that he is, in fact, the ‘woodpecker’ of Italian musicians. In fact, the classical-trained, former punk rocker from Brianza (Stendhal's favourite corner of the Peninsula) had already proven his love for Avifauna in the past: Ornithology, out of his underrated All My Robots album, is a tribute to that other environmentalist in disguise, Olivier Messiaen, who penned several birdsong-inspired compositions, including his famous Le réveil des oiseaux and Catalogue d'oiseaux.

In its long history, classical music has had quite a thing for ornithology: from plane imitation (think of Vivaldi's cuckoo in his Concerto in A Major RV 335, or Sergei Prokofiev's quacking oboe in Peter and the Wolf) to sampling (Respighi's I pini di Roma is thought to be one of the earliest examples), birds have extensively populated the work of many composers, to the point that we now have a branch of musicology dedicated to the study of the music of animals, zoomusicology, in which our lovely Avifauna holds a big stake. So, next time you hear a woodpecker distinctive sound, think of it as the latest addition to the family, thanks to Sebastiano De Gennaro (and Louis Andriessen)... “Now give the drummer some!”

Wow, è già l'ora di fare un po' di svergognata autopromozione! Siamo infatti in dirittura d'arrivo con la nostra terza uscita ad opera di Sebastiano De Gennaro e siamo così emozionati all'idea che abbiamo pensato di condividere l'introduzione (quasi) ornitologica che il nostro Francesco Fusaro ha scritto per l'occasione. Se non hai ancora acquistato un abbonamento, puoi sempre pensare a come spendere i tuoi soldi dando un'occhiata al nostro shop. abbonandoti, potrai ricevere direttamente a casa Il Picchio, Histoire du soldat e l'uscita successiva (o le 4 successive, a seconda della tua eventuale scelta). Ora la parola a Francesco:

I picchi sono i percussionisti del mondo volatile. Come gli altri loro colleghi, hanno anch'essi vari richiami sonori e canti, ma sono sicuramente più famosi per il loro martellamento, che sa essere piuttosto rumoroso (c’è da scommettere che non vanno particolarmente d’accordo con i loro vicini di casa). Quindi il titolo della nuova uscita di Sebastiano De Gennaro per 19’40’’ non dovrebbe sorprendere, essendo il nostro il ‘picchio’ dei musicisti italiani. In effetti, questo ex punk di formazione classica dalla Brianza (amatissimo angolo italiano del buon Stendhal) aveva già dimostrato il proprio amore per l’Avifauna in passato: Ornithology, brano incluso nel suo sottovalutato disco All My Robots, è un tributo ad un altro ambientalista sotto mentite spoglie, Olivier Messiaen, il quale a sua volta ha scritto diverse composizioni ispirate al canto degli uccelli, fra le quali Le réveil des oiseaux e Catalogue d'oiseaux.

Nella sua lunga storia, la musica classica ha sempre provato un certo che per l’ornitologia: dall’imitazione pura (pensiamo ad esempio al canto del cuculo nel
Concerto per violino in la maggiore RV 335 di Vivaldi, o l’anatresco oboe usato da Prokofiev nel suo Pierino e il lupo) all’uso di registrazioni (I pini di Roma di Respighi sembra essere uno dei primi esempi attestati), gli uccelli hanno ampiamente popolato le opere di molti compositori, al punto da stimolare la creazione di una branca della musicologia dedicata allo studio della musica del mondo animale, la zoomusicologia. Dunque, la prossima volta che sentirai il riconoscibile suono di un picchio, pensalo come ad una recente aggiunta al catalogo dei volatili amati dai compositori, grazie a Sebastiano De Gennaro (e Louis Andriessen)... “Now give the drummer some!